
I diritti parlano, sono lo specchio e la misura dell'ingiustizia,
e uno strumento per combatterla, scriveva Stefano Rodotà.
Violati, ammutoliti e sfigurati,
i diritti parlano e parlano di noi:
ci mostrano il lato oscuro
di chi siamo e cosa siamo diventati,
il non-sapere di quanto crediamo di sapere dell’umano,
di chi vorremmo, dovremmo e potremmo
ancora essere in quanto esseri umani.
Non abbiamo linguaggi, immagini e dati
per conoscere, vedere, raccontare e curare
i crimini eccezionali e i misfatti quotidiani
in cui il diritto si rovescia nel suo contrario,
in violenza fatta ai corpi e alle anime di tuttÉ™ noi,
e la volontà di sapere in potere dell'ignoranza .
Ci mancano parole e immagini per le offese a entità diverse da noi: cose e rose, animali e organismi, paesaggi e materiali speciali o banali del pianeta in cui viviamo tutti i giorni tutti insieme,
tra guerre e disastri ambientali,
innovazioni tecnologiche e manipolazioni genetiche.
Come preservare e far crescere i diritti al futuro
dell’unico mondo in cui vivranno le generazioni a venire,
umani e non-umani, forme di vita e macchine intelligenti?


